Molti di noi lavorano regolarmente agli eventi sportivi: maratone, granfondo, trail. Altri sono runner, ciclisti, triatleti. Eppure la formazione che riceviamo sulle patologie specifiche dell'endurance è spesso frammentaria o assente. Iponatriemia, collasso da esercizio, arresto cardiaco nel giovane atleta: condizioni che sul campo riconosciamo meno di quanto dovremmo.
Ne ho parlato con Luca Carenzo, anestesista-rianimatore all'IRCCS Humanitas di Milano, Medical Director delle maratone di Milano e Roma, e membro dell'Expert & Advisory Board della World Academy for Endurance Medicine.
Come sei arrivato dalla terapia intensiva alle maratone?
Non sono mondi così distanti – spiega il dott. Carenzo – l'attività di endurance espone il sistema cardiorespiratorio, metabolico e renale a condizioni di stress estremo che ricordano da vicino la patologia critica. Ma come spesso accade, tutto nasce dall'incontro con le persone giuste: Federico Ghio del team iHelp, che gestisce la copertura della Maratona di Milano e già dieci anni fa implementava il supporto ECMO al posto medico avanzato, e Paolo Emilio Adami, Head of Medical Operations di World Athletics, con cui abbiamo portato i corsi certificativi a Milano e Roma.
Qual è la differenza fondamentale rispetto al preospedaliero ordinario?
Nell'endurance il contesto è noto e il rischio è prevedibile – secondo Carenzo – nel preospedaliero ordinario reagiamo a eventi improvvisi; in un evento di endurance, il soccorso si sposta dalla risposta alla prevenzione. Ma c'è un'altra differenza cruciale: il profilo delle patologie è molto specifico. Essere un buon professionista del preospedaliero non basta: servono competenze dedicate. È proprio da questa esigenza che è nato il Race Emergency Medicine Course della World Academy for Endurance Medicine [1].
Quali sono le patologie tempo-dipendenti più frequenti in maratona?
L'Exertional Heat Stroke è la più rilevante tra quelle a rischio di vita, e la tratteremo in un articolo dedicato – anticipa Carenzo. Oltre a questa: arresto cardiaco, iponatriemia associata all'esercizio, collasso associato all'esercizio. Più tutto lo spettro delle patologie tempo-dipendenti classiche.
L'iponatriemia da esercizio: quanto è comune e quali errori si fanno?
Più comune di quanto si pensi – risponde il dott. Carenzo. I sintomi sono aspecifici: nausea, cefalea, confusione, fino a convulsioni. Sul campo vengono facilmente attribuiti a stanchezza o disidratazione. L'errore più frequente è concettuale: pensare che il problema sia una perdita di sodio, quando è quasi sempre un eccesso di acqua libera. Da qui l'errore operativo più pericoloso: somministrare altri liquidi ipotonici. Per questo la misurazione point-of-care del sodio è obbligatoria negli eventi World Athletics Label.
L'arresto cardiaco nel runner sano: che profilo ha?
Soggetti asintomatici, spesso senza diagnosi cardiologica nota, che collassano durante o dopo lo sforzo [2]. Sotto i 35 anni – spiega Carenzo – prevalgono cardiomiopatie, canalopatie, anomalie coronariche. Sopra i 35, la malattia coronarica aterosclerotica silente. In entrambi i casi l'evento è tipicamente aritmico, innescato dall'interazione tra substrato vulnerabile e trigger adrenergico.
"Cool first, transport second": come lo spieghi a chi è abituato al carica-e-corri?
Nel colpo di calore il raffreddamento efficace deve iniziare entro 30 minuti. Come nello stroke ischemico, time is brain. Il punto chiave – sottolinea Carenzo – è capire che il trattamento salvavita non è il trasporto, ma l'intervento sul campo [3]. L'ambulanza non accelera la cura: la ritarda.
Queste patologie si incontrano anche fuori dalle gare?
Praticamente tutte – conferma il dott. Carenzo. Le gare non creano patologie speciali: concentrano e rendono evidenti condizioni presenti in molti altri contesti. Il lavoratore esposto al caldo, l'escursionista, l'evento cardiaco in soggetti apparentemente sani, la rabdomiolisi da sforzo. Fuori dalla gara manca spesso il frame mentale: la fisiopatologia è la stessa, ma la soglia di sospetto è più bassa.
Se potessi cambiare una cosa nella formazione dei soccorritori italiani?
Inserire in modo strutturale le patologie dell'endurance e dello stress termico nella formazione di base – conclude Carenzo. Non come modulo opzionale, ma come competenza clinica trasversale. Il colpo di calore è tempo-dipendente, il trattamento precoce cambia drasticamente la prognosi, ed è una terapia non farmacologica applicabile a tutti.
Fonti e approfondimenti
- Carenzo L et al. Standardized Emergency Medical Care in Mass Participation Endurance Events: Race Emergency Medicine Course (REMC) Educational Program. Sports Med Open 2025. doi.org/10.1186/s40798-025-00959-x
- Lampert R, Harmon KG. Sudden Cardiac Arrest in Athletes. N Engl J Med. 2026;394(3):268-280. doi:10.1056/NEJMra2312555
- Stomeo N et al. What every intensivist should know about exertional heat stroke. J Crit Care 2025. doi.org/10.1016/j.jcrc.2025.155134
- World Academy for Endurance Medicine
Nel prossimo articolo: un approfondimento clinico sull'Exertional Heat Stroke con il Dr. Carenzo.




