Nel sistema di emergenza della ASL Toscana sud-est, un analizzatore point-of-care è presente su ogni mezzo avanzato: automediche e ambulanze infermieristiche. Un'emogasanalisi completa (pH, lattati, elettroliti, base excess, emoglobina) è disponibile sul campo, prima che il paziente veda un ospedale, in 90 secondi.
Non è una sperimentazione. È operatività quotidiana su un intero territorio provinciale, con una particolarità organizzativa che altrove sarebbe difficile da immaginare: l'esame non lo esegue solo il medico. Lo esegue anche l'infermiere, sul mezzo, e ne discute il risultato in tempo reale con il medico della Centrale Operativa per decidere insieme trattamento e destinazione.
Antoine Belperio è infermiere del 118 di Arezzo, primo autore del poster "Implementazione dell'EGA Point-of-Care nel Sistema di Emergenza Preospedaliera COES Arezzo: Sviluppo di un Protocollo Operativo", presentato al [XIV Congresso Nazionale SIMEU](LINK) di Napoli (8-10 maggio 2026, ID 053), insieme a S. Montemerani, A. Stocchi e M. Gennai.
Gli ho chiesto di raccontarci cosa fa un emogas in mano a un equipaggio sul territorio, quando cambia davvero le decisioni, e cosa il suo gruppo ha costruito per standardizzarne l'uso.

1. A cosa serve un emogas sul territorio
Antoine, partiamo dall'essenziale. Per chi non lavora nel preospedaliero, perché un'emogasanalisi sul campo è diversa da una fatta in Pronto Soccorso venti minuti dopo?
L'EGA POC fornisce supporto decisionale immediato per il paziente critico, permettendo di impostare una terapia mirata direttamente sul posto e di guidare la centralizzazione verso le strutture ospedaliere più appropriate.
Guardando ai dati, sebbene l'insufficienza respiratoria rappresenti l'ambito principale (40%), oltre il 60% delle applicazioni riguarda patologie non respiratorie: trauma maggiore (18%), arresto cardiaco e post-ROSC (15%), sepsi e shock (12%), coma e alterazioni della coscienza (8-10%), emergenza dialitica e disordini elettrolitici (5%), altro (2,5%).
Una precisazione metodologica: queste percentuali sono calcolate sul sottocampione degli esami correttamente registrati nel gestionale e associabili a una specifica indicazione clinica, ricostruita a partire dalle sottocategorie del codice di patologia.
L'Istruzione Operativa individua come principali aree di applicazione il trauma maggiore, l'insufficienza respiratoria, la sepsi, l'emergenza dialitica, l'arresto cardiaco, il coma e le alterazioni elettrocardiografiche correlate a squilibri elettrolitici.
2. Quante volte cambia una decisione
La letteratura ha validato fattibilità e accuratezza dei POCT preospedalieri, ma non ha ancora dimostrato un beneficio di outcome. Nella tua esperienza sul campo, quante volte il risultato dell'emogas cambia davvero una decisione? E l'Istruzione Operativa vi mette ora nelle condizioni di misurarlo?
Nella pratica territoriale il risultato dell'emogasanalisi può modificare in maniera sostanziale il percorso del paziente, sia per quanto riguarda il trattamento immediato sia per la scelta dell'ospedale di destinazione.
Un esempio: il paziente con sospetta chetoacidosi diabetica. Senza dati emogasanalitici, la decisione tra il trasporto verso uno spoke distante dieci minuti e la centralizzazione verso un hub distante trenta minuti può basarsi prevalentemente sulla valutazione clinica. La disponibilità di parametri oggettivi (pH, bicarbonati, lattati, glicemia, elettroliti) permette invece di quantificare la gravità dell'alterazione metabolica e sostenere una scelta più appropriata. La chetoacidosi diabetica è inclusa tra le possibili cause di acidosi metabolica rilevabili nel paziente con alterazione dello stato di coscienza.
Lo stesso principio vale in altri scenari: nell'insufficienza respiratoria l'EGA può orientare la scelta tra CPAP e BiPAP; nella sepsi il valore dei lattati può determinare il preallertamento e l'attivazione del percorso dedicato; nel trauma maggiore pH, lattati e base excess possono supportare l'attivazione precoce del protocollo di trasfusione massiva; nel paziente dializzato il risultato può rendere necessaria la centralizzazione verso una struttura con dialisi disponibile nelle 24 ore; nell'arresto cardiaco può contribuire all'identificazione di cause reversibili.
Dire che l'EGA "cambia la sorte del paziente" esprime l'esperienza operativa, ma dal punto di vista scientifico è più corretto affermare che può modificare il processo decisionale e il percorso assistenziale. Al momento non disponiamo di una misurazione sistematica della frequenza con cui questo avviene.
L'Istruzione Operativa potrà creare le condizioni per misurarlo, a patto che nella raccolta prospettica vengano registrati la decisione clinica prevista prima dell'EGA, il risultato dell'esame, l'eventuale modifica del trattamento, l'eventuale modifica della destinazione, il preallertamento o l'attivazione di uno specifico percorso, e i tempi di centralizzazione. In questo modo sarà possibile passare dalla percezione clinica dell'utilità a un indicatore misurabile di impatto decisionale.
3. Il modello infermieristico e la Centrale
C'è un dato che mi ha colpito: le ambulanze infermieristiche mantengono volumi stabili nei due anni (95 e 95), mentre le automediche calano da 184 a 162. Per un lettore internazionale, un infermiere del 118 che esegue e interpreta un'emogasanalisi sul territorio è uno scenario poco comune. Come funziona questo modello?
La riduzione degli esami attribuiti alle Alfa, da 184 nel 2024 a 162 nel 2025, non indica una minore propensione dei medici a utilizzare l'emogasanalisi. È principalmente legata a una rimodulazione della copertura territoriale, con una diversa distribuzione dell'assetto operativo tra automediche e ambulanze infermieristiche. La differenza tra i due anni deve quindi essere interpretata alla luce delle ore effettive di operatività e della diversa distribuzione delle risorse, non soltanto confrontando i numeri assoluti.
Nel modello organizzativo attuale, l'infermiere può decidere di eseguire l'emogasanalisi sulla base delle condizioni cliniche del paziente oppure su indicazione del medico della Centrale Operativa. Il risultato viene poi trasmesso alla Centrale e discusso con il medico, con il quale vengono concordati il trattamento e la destinazione ospedaliera più appropriati.
Non si tratta quindi di un processo completamente autonomo e isolato, ma di un modello infermieristico avanzato integrato con la supervisione e il supporto decisionale remoto della Centrale Operativa. La stessa Istruzione Operativa definisce l'EGA POC come uno strumento destinato sia al personale medico sia a quello infermieristico avanzato, utilizzato nel processo decisionale in collaborazione con la Centrale Operativa.
4. Fattibilità e limiti tecnici
Gestire un analizzatore a bordo di un mezzo in movimento presenta sfide diverse dal laboratorio ospedaliero. Dalle escursioni termiche alla calibrazione, ai controlli di qualità: quali sono le criticità principali e come vengono gestite?
L'IO affronta direttamente i nodi critici della fattibilità e dei tempi, considerando i carichi di lavoro e le condizioni operative. I tempi tecnici sono standardizzati: calibrazione dello strumento in 160-180 secondi e risposta analitica in 90 secondi, con temperature operative comprese tra 10°C e 35°C.
Gli aspetti più critici nell'utilizzo quotidiano riguardano la conservazione delle cartucce, il rispetto delle temperature operative, le escursioni termiche all'interno del mezzo, i controlli di qualità e la formazione degli operatori. A questi si aggiungono la corretta identificazione del paziente, la qualità del campione, il rischio di emolisi o contaminazione e la necessità di registrare e trasmettere correttamente il risultato.
L'utilità clinica del dato dipende dalla sua affidabilità analitica: un risultato ottenuto rapidamente ma in condizioni preanalitiche o operative non adeguate può portare a decisioni inappropriate. L'Istruzione Operativa nasce anche per garantire accuratezza diagnostica e sicurezza nell'impiego preospedaliero dello strumento.
Un punto centrale è l'integrazione di rete: la comunicazione immediata dei parametri EGA alla Centrale Operativa permette di allertare l'ospedale di destinazione prima dell'arrivo del paziente, anticipando l'attivazione di percorsi dedicati.
5. Il ruolo dei partner tecnologici
Un aspetto cruciale per il funzionamento di una rete POCT così complessa è il supporto tecnologico e la gestione dei dispositivi. Quale ruolo può avere la collaborazione con l'industria e con i partner tecnologici nella realizzazione e nella gestione di un modello così articolato?
La collaborazione con partner tecnologici qualificati rappresenta un elemento fondamentale per la realizzazione e la sostenibilità di una rete POCT così capillare e complessa.
Nel nostro caso, nell'ambito della fornitura a noleggio attualmente in essere, la collaborazione con Siemens Healthineers ha rappresentato un importante supporto tecnologico per lo sviluppo e la gestione del progetto.
Gestire analizzatori Point-of-Care installati a bordo di mezzi di soccorso in movimento (automediche e ambulanze infermieristiche) presenta sfide uniche, legate alle oscillazioni di temperatura e alla necessità di calibrazioni costanti e rapide, come i 160-180 secondi previsti dal nostro protocollo.
Grazie alle soluzioni tecnologiche e al supporto di Siemens, siamo riusciti a garantire che ogni dispositivo rispetti rigorosamente i requisiti di qualità e accuratezza diagnostica richiesti. Questa partnership scientifico-tecnologica ha permesso di integrare efficacemente i sistemi analitici con la nostra rete informatica, rendendo possibile la tracciabilità in tempo reale dei dati e convalidando, di fatto, l'affidabilità dell'intero impianto della nostra nuova Istruzione Operativa.
6. Il gap che ha fatto partire tutto
Fin qui abbiamo parlato di cosa l'emogas può fare sul territorio. Veniamo al problema che ha dato origine al vostro lavoro. Sottoregistrazione al 58% nel 2024 e al 68% nel 2025, quindi in peggioramento. Come è emerso questo dato?
La necessità di questo lavoro è nata da un dato oggettivo emerso dalla nostra gap analysis: una sottoregistrazione sistematica degli esami emogasanalitici point-of-care che ha toccato il 58% nel 2024 e il 68% nel 2025.
Eravamo di fronte a un paradosso: l'EGA POC veniva utilizzato sul campo per guidare la terapia del paziente critico, ma oltre la metà di questi dati clinici non veniva tracciata a livello amministrativo e informatico. C'era il bisogno di colmare questo vuoto e di costruire una procedura standardizzata.
Il numero complessivo degli esami effettivamente eseguiti è quello che emerge dal confronto tra due fonti: 279 esami nel 2024 (di cui 184 attribuiti alle automediche Alfa e 95 alle ambulanze infermieristiche India) e 257 nel 2025 (162 Alfa e 95 India). Il gap di registrazione rappresenta la differenza tra questi esami, ricavati direttamente dalla memoria degli analizzatori, e quelli correttamente inseriti nel gestionale della Centrale Operativa.
7. Come si ricostruisce un dato che non esiste
Se la sottoregistrazione è il problema, come avete ricostruito il denominatore degli esami realmente eseguiti? È una domanda che credo si porrà chiunque legga il poster.
Il denominatore è stato ricostruito attraverso il download diretto degli esami memorizzati negli analizzatori EPOC presenti sui mezzi di soccorso.
I dati scaricati dagli strumenti sono stati successivamente confrontati con gli esami presenti nel gestionale della Centrale Operativa. In questo modo è stato possibile distinguere gli esami effettivamente eseguiti sul territorio, quelli correttamente registrati nel gestionale e quelli effettuati ma non registrati.
La sottoregistrazione deriva quindi da un confronto tra due fonti differenti: da una parte il dato strumentale, considerato come riferimento dell'attività realmente svolta, e dall'altra il dato amministrativo-clinico presente nel gestionale.
C'è inoltre una particolarità organizzativa da esplicitare: in due postazioni lo stesso analizzatore EPOC viene utilizzato di giorno dall'ambulanza infermieristica India e di notte dall'automedica Alfa. Per rendere uniforme l'analisi, queste postazioni sono state considerate convenzionalmente come Alfa operative nelle 24 ore. Questa scelta metodologica può influenzare la distribuzione degli esami tra le due tipologie di mezzo, pur non modificando il totale complessivo.
8. Costruire il protocollo
Il lavoro è firmato con Montemerani, Stocchi e Gennai, che operano su servizi diversi: COES, DEA dell'Ospedale San Donato, elisoccorso Pegaso 2. Come avete costruito insieme la procedura?
Le nostre diverse afferenze, tra l'UOC COES Arezzo, l'UOC Medicina e Chirurgia d'Accettazione e d'Urgenza dell'Ospedale San Donato e l'UOC Elisoccorso Pegaso 2 di Grosseto, hanno permesso di unire competenze complementari. Questo ci ha consentito di analizzare il problema da più punti di vista: dalla gestione logistica sul mezzo di soccorso alla continuità di cura in Pronto Soccorso. Discutere e validare insieme ogni passaggio della nuova Istruzione Operativa ha garantito che il protocollo non fosse solo teorico, ma sostenibile e applicabile nella realtà dell'emergenza preospedaliera.
9. Volumi e variabilità
Il vostro sistema esegue circa 280 emogas all'anno su tutto il territorio, automediche e ambulanze infermieristiche insieme. La tecnologia è distribuita capillarmente, ma l'uso resta selettivo. È il volume appropriato, o accanto alla sottoregistrazione c'è anche un tema di sottoutilizzo?
Accanto alla sottoregistrazione esiste probabilmente anche un tema di variabilità nell'utilizzo dello strumento.
Attualmente la decisione di eseguire l'emogasanalisi dipende in larga misura dalla valutazione del sanitario presente sul posto. Questo rende l'utilizzo fortemente operatore-dipendente: di fronte a condizioni cliniche simili, professionisti diversi possono decidere in maniera differente se eseguire o meno l'esame.
Il volume osservato non può quindi essere interpretato automaticamente né come appropriato né come insufficiente. Il lavoro mostra piuttosto che, in assenza di indicazioni condivise, non è possibile stabilire con certezza se l'EGA sia stato riservato correttamente ai pazienti critici oppure sia stato omesso in alcuni casi potenzialmente eleggibili.
Questo secondo gap, relativo all'appropriatezza e all'omogeneità d'impiego, è stato uno dei motivi principali per la realizzazione dell'Istruzione Operativa. Il documento definisce condizioni cliniche, valori soglia e percorsi assistenziali nei quali l'esame può essere indicato. L'EGA POC è disponibile su tutti i mezzi ALS e infermierizzati della COES Arezzo ed è destinato alle condizioni cliniche ad alta criticità.
L'obiettivo non è aumentare indiscriminatamente il numero degli esami, ma garantire che pazienti con caratteristiche cliniche analoghe ricevano la stessa valutazione, indipendentemente dal professionista o dal mezzo intervenuto.
Antoine Belperio è infermiere del 118 di Arezzo (UOC COES, ASL Toscana sud-est), con circa dieci anni di esperienza in emergenza-urgenza. Si divide tra i servizi di soccorso sul territorio, la gestione delle maxiemergenze e l'attività come formatore, sia per i corsi di specializzazione sia in ambito universitario. Porta avanti progetti di ricerca legati all'introduzione di nuove tecnologie per migliorare l'assistenza sul campo.
https://www.linkedin.com/in/antoine-belperio/
Poster: Belperio A, Montemerani S, Stocchi A, Gennai M. "Implementazione dell'EGA Point-of-Care nel Sistema di Emergenza Preospedaliera COES Arezzo: Sviluppo di un Protocollo Operativo." XIV Congresso Nazionale SIMEU, Napoli, 8-10 maggio 2026. ID 053.
L'Istruzione Operativa è attualmente in fase di approvazione all'interno del processo di revisione dei protocolli della Centrale Operativa avviato in vista dell'accreditamento.
Disclosure: gli analizzatori POCT in dotazione al COES Arezzo sono forniti in noleggio da Siemens Healthineers.

